CHE COSA PUÒ UN CORPO?

Eventi / Motus

(11-12 Settembre 2026)

Itinerario performativo negli spazi di Casa Motus
Un progetto di PinDoc
Curatela artistica Roberta Nicolai

Casa Motus è un luogo posizionato: dalla parte di chi è ai margini, contro ogni forma di violenza sistemica, dove la cura è gesto politico.

È un luogo che favorisce la permeabilità tra arti performative, pratiche ecologiche, pensiero critico e vissuti quotidiani. Un ambiente in cui la dimensione domestica si intreccia con quella pubblica, e l’esperienza artistica si radica nel paesaggio che la circonda. 

Crediamo in un’arte che nasce dal dialogo, che attraversa i confini tra le discipline e si apre al rischio, all’imprevisto, all’altro. Ciò che conta non è “cosa si produce”, ma come, per chi e in relazione a cosa. 

La ricerca è intesa come un processo aperto, uno stato di trasformazione tra pensiero e creazione, dove le idee si sedimentano e le relazioni si approfondiscono.

(San Giovanni in Marignano
e la Notte delle Streghe)

Casa Motus guarda allo scambio di pratiche e al dialogo tra prospettive, contesti e geografie. 

San Giovanni in Marignano è anche il luogo della  Notte delle Streghe, un evento che negli anni ha assunto nuove valenze simboliche e culturali, segnando il solstizio d’estate con riti, narrazioni e partecipazione collettiva.

E proprio a partire dal tema delle Streghe, Casa Motus propone un modello artistico intergenerazionale, carico di significati mitologici, per recuperare saperi femministi e pre-capitalisti.

I rituali locali legati al solstizio d’estate, i libri di Silvia Federici sulla figura della strega come simbolo di autonomia e resistenza, stanno ispirando Daniela, Enrico e la project Manager Francesca Danesi, a immaginare la programmazione futura in una prospettiva internazionale e sempre più connessa a queste tematiche.  

“Un modello ibrido come sfida diretta alle strutture che cercano di cancellare la saggezza delle donne, l’autonomia della terra e la nostra capacità collettiva di resistere. 

(Una casa che lascia attraversare)

Casa Motus non è solo un luogo — è uno spazio di ribellione, una rielaborazione radicale del significato di appartenere, prendersi cura e lottare per un futuro radicato nella solidarietà, nella giustizia ecologica e nel recupero di antiche conoscenze femminili.

Casa Motus nasce come naturale espansione dell’esperienza artistica e politica di Motus, compagnia teatrale fondata da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande nel 1991 e oggi riconosciuta come una delle voci più radicali e influenti della scena contemporanea europea.

Negli anni, Motus ha dato vita a spettacoli, progetti site-specific, residenze e performance capaci di riscrivere il rapporto tra scena e spettator*, tra spazio e corpo, tra arte e attualità. Il lavoro della compagnia è sempre stato mosso da una tensione etica e poetica verso il cambiamento, da un’attenzione costante alle urgenze del presente, dai movimenti che attraversano il mondo.

Casa Motus raccoglie questa eredità e la rilancia in una nuova dimensione: non solo come luogo di produzione artistica, ma come ecosistema. È, in questo senso, un’estensione vivente della pratica di Motus: un laboratorio permanente di immaginazione, resistenza e relazione. Uno spazio fisico e simbolico dove la creazione può radicarsi nel tempo, contaminarsi con altri saperi, generare alleanze inaspettate.

Che cosa può un corpo?
La domanda attraversa l’intera due giorni di interventi performativi site specific negli spazi di Casa Motus restituendone l’orizzonte teorico e pratico. È una domanda spinoziana che non chiede
definizioni né risposte univoche, ma che orienta l’esperienza: non che cos’è un corpo, ma qual è la
sua potenza, quali relazioni è capace di generare, quali trasformazioni può attivare.
Il corpo assunto come potenza. Non come forma, né come rappresentazione, ma come campo di
forze, come insieme di possibilità che si attivano solo nell’incontro, nella relazione con altri corpi,
con lo spazio, con il tempo.
Ogni intervento interroga così ciò che un corpo può fare, mettendo in gioco un sapere incarnato.
Un attraversamento di pratiche artistiche autoriali dissimili, non riconducibili a un’unica poetica né a
un linguaggio condiviso. La programmazione non cerca unità stilistica né sintesi formali.
Al contrario, assume la differenza come condizione del contemporaneo: differenze che non vengono
armonizzate, ma tenute in tensione.
E tuttavia, all’interno di questa pluralità, le pratiche rinviano compattamente a un’idea comune:
quella di un’autenticità della presenza. Ricerche – quelle di Paola Bianchi, Alessandra Cristiani,
Ilenia Romano, Operabianco, Michael Incarbone – che lavorano con e nel corpo, nella corporeità
scenica, accettando di spingersi fino alle estreme conseguenze delle proprie domande. Pratiche
che non cercano protezione formale né rassicurazioni estetiche, ma che accettano il rischio,
l’esposizione, il disallineamento.

In questo quadro, Casa Motus non è un semplice contenitore delle azioni, ma un corpo a sua volta attraversabile.
Una casa che accoglie presenze, che mette in relazione interno ed esterno,
paesaggio e architettura, intimità e spazio comune.
Gli interventi performativi non occupano la casa come uno spazio neutro, ma la abitano, la attraversano, la mettono in tensione, facendone emergere una pluralità di stati, di posture, di intensità.
Al centro di questa traiettoria non c’è soltanto il corpo performativo, ma anche la corporeità degli spettatori e delle spettatrici.
Le pratiche convocano una presenza attiva, un ascolto incarnato, un
essere lì che non è mai neutro. I corpi che guardano sono chiamati a sentire, a risuonare, a condividere uno spazio-tempo che non separa rigidamente chi agisce da chi osserva, ma costruisce una condizione di compresenza e di co-partecipazione.
Una due giorni che è anche un con-vivere: un’occasione gioiosa e necessaria di incontro, di prossimità, di festa. L’azione Prendete quel che volete mettete quel che potete, a cura di Ivan Fantini – cuoco eterodosso e dimissionario – non si configura come un semplice
accompagnamento ed epilogo conviviale, ma come un gesto coerente con l’intera traiettoria. Un atto di condivisione che prosegue, su un altro piano, la stessa domanda che ha attraversato le pratiche performative.

PROGRAMMA
11 settembre
18h00 Operabianco T
18h30 ivan fantini per non dire oramai rubo l’erba
19h00 Michael Incarbone Draunara
19h30 Alessandra Cristiani Geynest under gore_ frammento
20h00 Paola Bianchi FAME
20h30 ivan fantini prendete quel che volete mettete quel che potete

12 settembre
17h00 Ilenia Romano Around strings
17h30 Operabianco T
18h00 Paola Bianchi BAD _ Being in the Act of Doing
18h30 ivan fantini per non dire oramai rubo l’erba
18h50 Alessandra Cristiani Langelo
19h10 Ilenia Romano Strings around
19h30 Michael Incarbone fin che ci trema il cuore _ live concert
20h00 Incontro Che cosa può un corpo?
21h00 ivan fantini prendete quel che volete mettete quel che potete
22h30 autprodis DJ SET

Biglietti

11 settembre 10 euro (intera serata)
12 settembre 12 euro (intera serata)
Info e prenotazioni
organizzazione.pindoc@gmail.com
Valeria 3491958189
Manuela 3898456338




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