ANNUSA I FIORI FINCHE’ PUOI

Eventi / Motus

(13 Settembre 2026)

Una giornata per incontrarsi, attraversare linguaggi, condividere pratiche e domande. Una giornata intessuta di performance, danza, parole, visioni sul futuro, ricerca e convivialità: un piccolo ecosistema indipendente che prende forma a Casa Motus.

Casa Motus è un luogo posizionato: dalla parte di chi è ai margini, contro ogni forma di violenza sistemica, dove la cura è gesto politico.

È un luogo che favorisce la permeabilità tra arti performative, pratiche ecologiche, pensiero critico e vissuti quotidiani. Un ambiente in cui la dimensione domestica si intreccia con quella pubblica, e l’esperienza artistica si radica nel paesaggio che la circonda. 

Crediamo in un’arte che nasce dal dialogo, che attraversa i confini tra le discipline e si apre al rischio, all’imprevisto, all’altro. Ciò che conta non è “cosa si produce”, ma come, per chi e in relazione a cosa. 

La ricerca è intesa come un processo aperto, uno stato di trasformazione tra pensiero e creazione, dove le idee si sedimentano e le relazioni si approfondiscono.

(San Giovanni in Marignano
e la Notte delle Streghe)

Casa Motus guarda allo scambio di pratiche e al dialogo tra prospettive, contesti e geografie. 

San Giovanni in Marignano è anche il luogo della  Notte delle Streghe, un evento che negli anni ha assunto nuove valenze simboliche e culturali, segnando il solstizio d’estate con riti, narrazioni e partecipazione collettiva.

E proprio a partire dal tema delle Streghe, Casa Motus propone un modello artistico intergenerazionale, carico di significati mitologici, per recuperare saperi femministi e pre-capitalisti.

I rituali locali legati al solstizio d’estate, i libri di Silvia Federici sulla figura della strega come simbolo di autonomia e resistenza, stanno ispirando Daniela, Enrico e la project Manager Francesca Danesi, a immaginare la programmazione futura in una prospettiva internazionale e sempre più connessa a queste tematiche.  

“Un modello ibrido come sfida diretta alle strutture che cercano di cancellare la saggezza delle donne, l’autonomia della terra e la nostra capacità collettiva di resistere. 

(Una casa che lascia attraversare)

Casa Motus non è solo un luogo — è uno spazio di ribellione, una rielaborazione radicale del significato di appartenere, prendersi cura e lottare per un futuro radicato nella solidarietà, nella giustizia ecologica e nel recupero di antiche conoscenze femminili.

Casa Motus nasce come naturale espansione dell’esperienza artistica e politica di Motus, compagnia teatrale fondata da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande nel 1991 e oggi riconosciuta come una delle voci più radicali e influenti della scena contemporanea europea.

Negli anni, Motus ha dato vita a spettacoli, progetti site-specific, residenze e performance capaci di riscrivere il rapporto tra scena e spettator*, tra spazio e corpo, tra arte e attualità. Il lavoro della compagnia è sempre stato mosso da una tensione etica e poetica verso il cambiamento, da un’attenzione costante alle urgenze del presente, dai movimenti che attraversano il mondo.

Casa Motus raccoglie questa eredità e la rilancia in una nuova dimensione: non solo come luogo di produzione artistica, ma come ecosistema. È, in questo senso, un’estensione vivente della pratica di Motus: un laboratorio permanente di immaginazione, resistenza e relazione. Uno spazio fisico e simbolico dove la creazione può radicarsi nel tempo, contaminarsi con altri saperi, generare alleanze inaspettate.

Annusa i fiori finché puoi — nasce durante la prima edizione del festival supernova, nel 2023 a Rimini, da un dialogo e un confronto teorico avviato tra Motus e alcune tra le più significative realtà indipendenti della scena performativa italiana, coordinato da Laura Gemini.  Con andamento ondivago e informale, questo ambiente assembleare si è spostato poi in varie città accogliendo le voci di artist* e gruppi della scena indipendente, curat*, studios* e lavorat* dell’arte, a partire da una serie di collaborazioni e alleanze “personali”, e si è espanso sia geograficamentesia generazionalmente. Al centro del confronto alcune domande profondamente politiche e vitali: 

– come sopravvivere nel sistema teatrale preservando l’indipendenza artistica? 

– come costruire sistemi gestionali e produttivi capaci di tutelare il tempo della ricerca, mantenendo al contempo alto quel parametro artistico che ha contraddistinto molte realtà italiane sulla scena europea e internazionale? 

– come immaginare diverse strategie di intervento fondamentali alla sopravvivenza della “biodiversità” artistica di fronte allo Stato di “Disastro culturale”?   

Il senso di urgenza che aveva animato Annusa i fiori ha assunto nuova  forza a seguito della nomina di De Fusco a direttore del Teatro di Roma, e si è “alleato” all’Assemblea Lavorat_Spettacolo nel movimento VOGLIAMO TUTT’ALTRO, rispondendo al desiderio di ACCENDERE ALTRI FUOCHI, titolo metaforico dell’happening nazionale in occasione della giornata del teatro il 27 marzo 2024. Questo movimento “cumulonembico” non ha mai dimenticato di guardare ai disastri della scena internazionale, facendo proprie le istanze del popolo palestinese, in ogni situazione pubblica.

Rilanciamo ora l’invito a “incontrarsi nuovamente” in forma intima e riflessiva a Casa Motus, cellula libertaria aperta ad accogliere la sperimentazione e le ricerche di artist* di ogni ambito, fuori dalle gabbie ministeriali e dei bandi per residenza, “ripartire da lì” come scriveva l’amato Samuel Beckett.  Crediamo sia fondamentale attivarci tutt* anche negli spazi privati, anche in occasione di piccole iniziative indipendenti come “Che cosa può un corpo?” perché non ci si richiuda nei propri meccanismi di sopravvivenza, facendo il gioco di chi è al potere, ma si faccia dilagare la consapevolezza di una malattia sistemica su cui è urgente intervenire.  

*Annusa i fiori finché puoi (Smell the flowers while you can) è un potente e malinconico ritornello ricorrente nel memoir Close to the Knives dell’artista, scrittore e attivista statunitense David Wojnarowicz (1954–1992).

Nel corso della giornata, il corpo e la parola saranno al centro di INCIPIT, di Paola Bianchi: un percorso che li fa accadere nello stesso istante, trasformandoli in una dichiarazione poetica e in un manifesto politico in divenire. 

Al tramonto, sarà la volta di WE DID IT! di Ateliersi, ambientato in un futuro prossimo, tenuto in scacco da questo presente, nel quale le comunità hanno superato  alcune delle crisi che oggi minacciano la permanenza della vita sulla Terra. Tra cambiamenti climatici, guerre e trasformazioni sociali, la performance immagina possibilità concrete per sgretolare il paradigma TINA — There Is No Alternative — e raccontare un futuro nel quale altri modi di abitare, produrre e stare insieme sono diventati possibili. Un teatro viaggiante che attraversa il tempo lineare e apre spazi di immaginazione.

 

 

La giornata si chiuderà con il primo  studio dell’ultimo lavoro di Motus, IO VOMITO YUAN, nato dall’omonimo libro di Yuan Hu, scritto come tesi di Laurea Magistrale.
Una scrittura frammentata e visionaria, tra politica, fantascienza, filosofia e questioni di genere, che nella performance si trasforma in voce e corpo. Un lavoro che interroga la condizione dell’artista contemporanea e l’esperienza di vivere e creare in un Paese straniero, attraversando identità, appartenenza, linguaggio e i meccanismi di visibilità, esclusione e potere che regolano il sistema dell’arte.

E tra un momento e l’altro, un convivio curato da Ivan Fantini, proposto in forma partecipata e solidale, anche tramite baratto. Mangiare insieme, sostare, parlare, continuare le conversazioni oltre la scena. Perché anche il nutrimento, la presenza e il tempo condiviso fanno parte di una pratica di resistenza.

Annusa i fiori finché puoi è dunque una giornata di teatro e danza, ma anche un invito a fermarsi, ad ascoltarsi, a riconoscersi. A coltivare alleanze. A ripartire da ciò che ancora possiamo fare insieme.

Non in solitaria. Ma in tante.

 

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