Capace di allontare i fulmini.
La cultura della frasca.
Eventi / Residenze / Cosimo Terlizzi
Il progetto nasce come esplorazione della memoria vegetale di un territorio.
L’artista ricerca e raccoglie piante spontanee endemiche in aree rurali o periferie urbane e, con l’aiuto degli abitanti locali, ne ricostruisce usi e proprietà.
Si attiva una riflessione su questioni ambientali, ecosistemiche, con l’obiettivo di sensibilizzare sulla biodiversità e la ricchezza di saperi locali, entrando in contatto e dialogo con la comunità e il territorio in maniera partecipativa e educativa.
Casa Motus è un luogo posizionato: dalla parte di chi è ai margini, contro ogni forma di violenza sistemica, dove la cura è gesto politico.
È un luogo che favorisce la permeabilità tra arti performative, pratiche ecologiche, pensiero critico e vissuti quotidiani. Un ambiente in cui la dimensione domestica si intreccia con quella pubblica, e l’esperienza artistica si radica nel paesaggio che la circonda.
Crediamo in un’arte che nasce dal dialogo, che attraversa i confini tra le discipline e si apre al rischio, all’imprevisto, all’altro. Ciò che conta non è “cosa si produce”, ma come, per chi e in relazione a cosa.
La ricerca è intesa come un processo aperto, uno stato di trasformazione tra pensiero e creazione, dove le idee si sedimentano e le relazioni si approfondiscono.
Casa Motus guarda allo scambio di pratiche e al dialogo tra prospettive, contesti e geografie.
San Giovanni in Marignano è anche il luogo della Notte delle Streghe, un evento che negli anni ha assunto nuove valenze simboliche e culturali, segnando il solstizio d’estate con riti, narrazioni e partecipazione collettiva.
E proprio a partire dal tema delle Streghe, Casa Motus propone un modello artistico intergenerazionale, carico di significati mitologici, per recuperare saperi femministi e pre-capitalisti.
I rituali locali legati al solstizio d’estate, i libri di Silvia Federici sulla figura della strega come simbolo di autonomia e resistenza, stanno ispirando Daniela, Enrico e la project Manager Francesca Danesi, a immaginare la programmazione futura in una prospettiva internazionale e sempre più connessa a queste tematiche.
“Un modello ibrido come sfida diretta alle strutture che cercano di cancellare la saggezza delle donne, l’autonomia della terra e la nostra capacità collettiva di resistere.
Casa Motus non è solo un luogo — è uno spazio di ribellione, una rielaborazione radicale del significato di appartenere, prendersi cura e lottare per un futuro radicato nella solidarietà, nella giustizia ecologica e nel recupero di antiche conoscenze femminili.
Casa Motus nasce come naturale espansione dell’esperienza artistica e politica di Motus, compagnia teatrale fondata da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande nel 1991 e oggi riconosciuta come una delle voci più radicali e influenti della scena contemporanea europea.
Negli anni, Motus ha dato vita a spettacoli, progetti site-specific, residenze e performance capaci di riscrivere il rapporto tra scena e spettator*, tra spazio e corpo, tra arte e attualità. Il lavoro della compagnia è sempre stato mosso da una tensione etica e poetica verso il cambiamento, da un’attenzione costante alle urgenze del presente, dai movimenti che attraversano il mondo.
Casa Motus raccoglie questa eredità e la rilancia in una nuova dimensione: non solo come luogo di produzione artistica, ma come ecosistema. È, in questo senso, un’estensione vivente della pratica di Motus: un laboratorio permanente di immaginazione, resistenza e relazione. Uno spazio fisico e simbolico dove la creazione può radicarsi nel tempo, contaminarsi con altri saperi, generare alleanze inaspettate.
Cosimo Terlizzi (1973) è un artista visivo. Vive e lavora in Puglia.
Dalla metà degli anni Novanta sperimenta nel suo lavoro l’uso di diversi media, dalla fotografia alla performance, dall’installazione al video.
Le sue opere sono state esposte al Centre Pompidou a Parigi, MamBo di Bologna, Centre for Contemporary Art di Varsavia, Fondazione Merz di Torino, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento, MACRO di Roma, National Museum of Breslavia in Polonia.
Per il cinema firma la regia di documentari presentati a Rotterdam Int. Film Festival, Festival d’Automne a Parigi, Kunstenfestivaldesarts di Brussel, Biennale Danza di Venezia, Torino Film Festival, Festival Internacional de Cine de Mar del Plata, London Int. Documentary Festival, Festival Internazionale del Cinema di Roma e Homo Novus festival di Riga. Nel 2018 realizza con Buena Onda (casa di produzione di Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Viola Prestieri) il suo primo lungometraggio di fiction, Dei.
Dal 2019 al 2020 è stato il direttore artistico di Asolo Art Film Festival.
Nel 2020 crea a Carovigno (BR) lo studio Lamia Santolina, uno spazio di studio e ricerca nell’ambito della creazione contemporanea che interroga i rapporti ecosistemici dell’ambiente naturale.
All’interno della sua ricerca artistica, realizza interventi nel gardino accompagnato dal recupero e dalla moltiplicazione di piante endemiche e del bacino meditterrano resistenti alla siccità.
Il giardino di Lamia Santolina conta oggi più di 400 varietà di piante.